Anna Poian al festival del tè 2019 con i tè monorigine

Anna Poian al festival del tè

Anna Poian, instancabile viaggiatrice, sempre alla ricerca di volti, storie e nuovi tè, torna a In•Tè Bologna Tè Festival 2019 per farci scoprire due splendide realtà ancora poco conosciute in Italia.

Venerdì 1 marzo alle 15.30 parlerà dei tè del Nepal (masala, Darjeeling e mono origine) mentre sabato 2 marzo alle 16.15 ci dimostrerà l’incredibile complessità dei tè Bancha, spesso sottovalutati Ecco che cosa ci ha raccontato Anna in anteprima…

Torni al festival per raccontarci due mondi diversi ma ugualmente affascinanti: il mondo del Bancha e quello dei tè nepalesi. Perché hai scelto questi argomenti?

Perchè entrambi, tanto il mondo dei Bancha quanto quello dei tè nepalesi, sono meno conosciuti in Italia e, allo stesso tempo, a me particolarmente cari. I Bancha sono il mio debole! Il kyobancha è stato il primo tè che ho raccolto e quello che per primo ho visto e imparato a fare.
A parte questo, per me rappresentano una tradizione del tè più alla mano e meno raffinata, più rustica rispetto a quello che in generale si conosce del tè giapponese. Sono i tè che bevono gli agricoltori o che la gente coltiva tè nel suo orto e che in inverno si mescolano col cibo per sentirsi un po’ meglio. Quello dei bancha è un mondo di tradizioni e sapienza popolare che, per certi aspetti, potrebbe assomigliare all’Italia rurale e contadina.
Il Nepal, invece, è un paese in cui ho avuto l’opportunità di viaggiare due volte negli ultimi due anni. Questo mi ha permesso di vedere in prima persona quanto sia una zona privilegiata dal punto di vista naturale, il cui ambiente permette la crescita di tè incredibili.
Non dimentichiamo inoltre che i tè del Nepal vengono da una zona di mondo che per secoli è stata crocevia e passaggio nell’antica Via del Tè (di cui parlerà uno dei nostri ospiti internazionali, Jeff Fuchs, ndr.).
Quindi geografia e storia: queste premesse assieme alla determinazione e alla cura che stanno dimostrando di avere i nepalesi nello sviluppo del settore del tè, sono una combinazione vincente che merita di essere diffusa quanto più possibile.

Perché, secondo te, i tè del Nepal sono ancora poco conosciuti?

Per vari motivi. Il principale è che la diffusione della coltivazione del tè nepalese e la creazione di una denominazione di origine propria e controllata sono avvenimenti recentissimi in questo paese. Fino a pochissimo tempo fa era difficile da un lato competere con un nome riconosciuto e un’economia del tè ben strutturata come quella del vicino Darjeeling. Dall’altro, le poche risorse, i problemi economici e politici non aiutavano di certo. Il risultato era che la produzione di tè era poca e per di più veniva venduta all’ingrosso ai produttori indiani.
In anni più recenti, invece, alcuni pionieri del settore e la National Tea and Coffee Development Board hanno incoraggiato la crescita e l’espansione della coltivazione e commercio dei tè nepalesi. Essendo sviluppi ancora molto recenti, nonostante la crescente diffusione, c’è ancora molta gente che non conosce queste specialità.

Probabilmente abbiamo già sentito parlare di Bancha e magari lo abbiamo già assaggiato. Che cosa ancora non sappiamo?

Forse non sappiamo che in realtà ci sono tanti di tipi di Bancha, a seconda delle regioni o, a volte, addirittura delle province. Che contengono meno caffeina di un Sencha. O che alcuni Bancha, a esempio, passano attraverso un processo di fermentazione molto particolare. Ci sono perfino vari studi medici di alcune università giapponesi che, in laboratorio, hanno dimostrato i benefici che questi bancha fermentati possono avere sulla nostra salute. Ne parlerò di più al festival…

A proposito di tè giapponese, tu sei una delle fondatrici della Global Japanese Tea Association. Come è nato questo progetto e di che cosa si occupa?

La Global Japanese Tea Association è nata pian piano, incubando idee e sogni di vari appassionati del mondo del tè giapponese. Io dalla Spagna, assieme a Simona Zavadckyte, e Yasuharu Matsumoto dal Giappone, dopo due anni di incontri, scambi, infinite e intense chiacchierate davanti a tazze e tazze di tè, input e opinioni di altri cari amici appassionati, abbiamo deciso di fondare ufficialmente e legalmente questa associazione. Lo scopo è quello di diffondere il più ampiamente e correttamente possibile la cultura e tutto quello che riguarda il tè giapponese. Quello che vorremmo è riuscire ad appassionare le persone a questo tè e, allo stesso tempo, formare un senso di comunità fra tutti gli amanti del tè giapponese nel mondo (sia consumatori che produttori o commercianti e così via).

Al momento stiamo organizzando eventi (come quello dei Bancha qui al festival), costruendo il nostro sito internet (www.gjtea.org) e diffondendo ogni mese notizie sul tè giapponese a chiunque si iscriva gratuitamente alla nostra newsletter. Visitateci per saperne di più!

Il tema di questa edizione è il “tea party più lungo del mondo”. Che cosa non può mancare, secondo te, in un tea party perfetto?

Ceramica, fiori, stoffe, qualcosa di buono da mangiare e “tea pets” (gli scaramantici e simpatici animaletti in ceramica sempre presenti sulle tavole da tè cinesi – e sulla mia!) non dovrebbero mancare.
Ma, in ogni caso, probabilmente il tea party secondo me perfetto sarebbe quello in cui ogni invitato possa preparare a modo suo un tè da lui portato per offrirlo agli altri invitati e berlo tutti assieme. Insomma, tanti tipi diversi di tè e persone felici sorseggiandoli!

 

Scoprite i corsi di Anna Poian a In•Tè Bologna Tè Festival 2019 e prenotate il vostro posto:

Venerdì 1 marzo alle ore 15.30: Nepal: Masalachai, Darjeeling e “specialty teas” con Anna Poian (evento a pagamento e su prenotazione qui)

Sabato 2 marzo alle ore 16.15: I segreti del Bancha con Anna Poian in collaborazione con Global Japanese Tea Association (evento a pagamento e su prenotazione qui)