Gusto e meditazione: l’esperienza soave del tè

Sergio Bevilacqua, 40 anni di sociologia sul campo, e Diletto Sapori, 40 anni di sociologia del convivio gastronomico, dialogano tra loro per illustrare l’esperienza soave della bevanda più consumata del mondo dopo l’acqua: il .

Prodotto vegetale, realizzato con manifattura dalla più semplice alla più complessa, il tè accompagna i pasti e i diversi momenti della giornata di oltre due miliardi di esseri umani. Oggetto di riti sofisticati o di semplicissimo consumo, è ancor’oggi una delle grandi differenze tra l’oriente e l’occidente.

Così come il vino conquista con velocità mercato da ovest verso est, il tè viaggia, più lentamente, da est verso ovest. Perché questa differenza di penetrazione dei rispettivi mercati di sviluppo? Quali sono i motivi veri? Ecco allora un viaggio nelle produzioni caratteristiche del mondo che si avvalgono della meravigliosa foglia della Camellia Sinensis: la Cina dove nasce, il Giappone terra delle produzioni più ricercate, il grande ventre produttivo dell’India, la specializzazione di Ceylon, la circolazione più che millenaria da est a ovest al seguito della civiltà islamica, i diversi tipi di foglia, le diverse tecniche di essiccazione e di fermentazione, i diversi abbinamenti con profumazioni particolari e di fiori, erbe e frutta, i modi di degustarlo e tanti altri temi, ripercorsi a volo d’uccello dal nostro relatore bifronte, che mescola segni di storia delle civiltà con aspetti degustativi.

Su tutti, un argomento: l’esercizio del nostro apparato sensoriale nella degustazione del tè. Il tè è profumo, ma questo profumo non entra in noi attraverso il naso, bensì attraverso la bocca. Niente di particolarmente strano, se non fosse che la bocca è proprio quasi assente nella degustazione del tè: lì, si percepisce soltanto l’elemento base del gusto del prodotto, l’effetto della fermentazione, quindi una certa acidità o, al massino, una certa sensazione di tannico. La vera qualità degustativa si apprezza invece con il senso dell’olfatto, attraverso la circolazione del liquido profumato sotto forma di vapore che il retro della lingua e la glottide spingono dall’interno verso i sensori collocati dentro il naso. In realtà, però, l’apprezzamento della straordinaria, variegata qualità del tè inizia ben prima della sua infusione in acqua variabilmente calda, cioè quando lo si acquista. Infatti, il tè va acquistato inspirando l’aroma delle foglie variamente essiccate dentro i grandi vasi ove viene conservato: qui, il naso agisce dall’esterno verso l’interno, anziché l’inverso, e prefigura, dopo tante degustazioni, il risultato dell’infusione. Sarà però soltanto quest’ultima a darci l’esperienza completa. La foglia deve cedere all’acqua calda le sue proprietà in condizioni definite (calore dell’acqua, permanenza in infusione) per massimizzare l’estrazione delle preziose profumazioni. E la magistralità di tale apprezzamento avverrà soltanto quando ci saremo sufficientemente esercitati nell’atipico processo.

Ecco perché il tè viaggia da est a ovest più lentamente del viaggio verso est che compie il vino: la bocca, che percepisce il dolce e l’aspro, l’amaro e l’acido, il corpo robusto o leggero del liquido è un organo molto ben conosciuto da tutti nell’umanità. Non così l’olfatto dall’interno…

Per saperne di più Sergio Bevilacqua e Diletto Sapori vi aspettano venerdì 9 febbraio alle 17 in sala workshop. Evento gratuito e a ingresso libero