• Search
  • Lost Password?
  • it
Miguel Carrasco
IN Tè FESTIVAL 2019. Palazzo Pallavicini, Bologna 01-03-2019. Foto di Marika Puicher.

Un tè con Miguel Carrasco: alchimia da condividere

Se vivete a Bologna il nome di Miguel Carrasco – spagnolo per nascita e bolognese per amore – quasi certamente vi farà venire in mente cose diverse, i suoi bellissimi kokedama che crea e insegna, le sue collezioni di modernariato, è stylist e arredatore, ceramista, insomma contenere Miguel Carrasco in un format è come voler parlare del tè senza tener conto delle migliaia di variabili contenute in una sola pianta.

Nel nostro incontro bolognese davanti a tè oolong e long jing ci siamo concessi un intervallo di piccola pasticceria degna di un perfetto afternoon tea e già da questo indizio si può comprendere come la parola contaminazione per Miguel sia un elemento primario.

“Sono arrivato a Bologna nel 1993, da Barcellona. Granada è la città dove sono nato ma a Barcellona ho vissuto e studiato, architettura prima e poi belle arti poi”.

Folgorato dalla ceramica tradizionale e funzionale Miguel diventa ceramista e dopo studi in Spagna e Portogallo approda in Italia e inizia a studiare da vicino la ceramica faentina intesa come culla della ceramica del nostro paese.

“Venendo a Bologna una delle cose che mi ha sorpreso è la totale assenza di sale da tè. A Barcellona non c’era una libreria in cui non ci fosse una caffetteria. Un luogo dove trascorrere tempo con amici, prendere un libro, studiare, leggere o chiacchierare davanti a un tè. Personalmente amo molto il tè all’inglese oppure il tè verde cinese quest’ultimo anche per l’estetica della foglia. E poi il tè marocchino, forza e freschezza in un’unica bevanda. Gusti a parte quello che sento è che nel tè ci sono due mondi: il tè e la ceramica”.

Miguel ha da poco concluso una mostra mercato dedicata alle teiere italiane. Una mostra ospitata all’interno del Festival del Tè e presso il negozio Les Libellules di via San Felice a Bologna.

“Il mio lavoro di sylist mi porta inevitabilmente a contatto con oggetti d’ambientazione ma forse questa è una scusa. La verità è che mi innamoro di un oggetto e poi inizio a cercare oggetti analoghi che possano stare bene tra loro divenendo una collezione. La mia prima teiera italiana della collezione l’ho comperata a Bologna in un mercatino. Mi serviva visto che la mia era rimasta a Barcellona. All’epoca vivevo in via San Felice in un palazzo abitato prevalentemente da persone anziane. Io mi adoperavo per dar loro una mano al bisogno e loro volentieri mi invitavano per un tè. Guardando le teiere delle case mi sono appassionato a uno stile italiano che voleva la ceramica di colore marrone, ambrato, quasi a voler riprendere il colore dell’infusione”.

Oggi la collezione di Miguel conta oltre 100 pezzi, alcuni dei quali possono essere acquistati e soprattutto usati, oggetti di ceramica funzionale: la sua grande passione.

“Ho recuperato teiere italiane in Australia ma anche in Oriente. Chi pensa che il tè in Italia non abbia una storia sbaglia. Un tempo offrire caffè di qualità era difficile perché la materia prima era costosa. Il tè era perfetto per ricevere con stile e aveva costi decisamente più contenuti e anche ricevere in regalo del tè era molto gradito”.

“Ma anche oggi il tè ha un aspetto fortemente socializzante, legato alla gradevolezza di invitare qualcuno condividendo un bel momento. Certo, offrire un buon tè ha la sua importanza ma è nel gesto che il tè esprime al meglio la sua essenza. Rispetto ad altre bevande il tè è romantico, evocativo e alchemico. Lo sento come una trasformazione da condividere”.

Written by
Liana Bertolazzi
View all articles
Leave a reply

Written by Liana Bertolazzi