Tealicious, la storia di una ricercatrice del tè

Il negozio di tè di Firenze Tealicious è tra gli esercizi convenzionati al Club In Tè

Durante la tavola rotonda di In•Tè Bologna Tè Festival 2018 abbiamo conosciuto Marcela Esteban, fondatrice della bottega del tè Tealicious di Firenze, una realtà tutta da scoprire…

Marcela si definisce una ricercatrice del tè: crea le sue miscele, le prepara a mano di volta in volta e le propone nei menu di prestigiosi ristoranti in Italia e all’estero. Nata in Argentina, Marcela ha viaggiato molto e, come ci racconta, in uno dei suoi viaggi ha scoperto la passione per questa millenaria bevanda. Ha studiato come Tea Sommelier. Ha approfondito le sue conoscenze in Cina e in Sri Lanka e dal 2010 gestisce Tealicious che, da oggi, è parte degli esercizi convenzionati al Club In•Tè.

Come è nata la tua passione per il tè?

Vengo dall’Argentina e lì si beve tanto tè, quindi per me è stato naturale avvicinarmi a questa bevanda. Poi a Madrid, lavorando nella ristorazione, sono entrata in contatto con le ditte francesi e catalane del tè e ho scoperto delle miscele ricercate, gourmand, che in Argentina non c’erano ancora. Da lì mi sono sempre più appassionata a questo mondo.

Marcela Esteban è una ricercatrice del tè e fondatrice di Tealicious a Firenze

Dall’Argentina a Madrid e ora vivi a Firenze. Come sei arrivata in Italia?

Ho seguito il mio ex marito che è uno chef. Dovevo rimanere un anno ma ormai sono 10 anni che vivo a Firenze. Era destino…

Quando hai deciso di aprire il tuo negozio di tè, Tealicious?

Dalla Spagna ho portato a Firenze questo mio interesse crescente per il tè e pian piano ho iniziato a seguire due percorsi paralleli. Da una parte ho studiato e approfondito la mia passione, dall’altra essendo in contatto con la ristorazione, ho visto che non c’era cura nella creazione della carta dei tè. Mi rendevo conto che in Italia si mangiava bene, ma poi si bevevano tè aromatizzati chimicamente, artificiali. C’era una incoerenza tra il solido e il liquido. Questi due percorsi paralleli mi hanno portato a fare ricerca sui blend realizzati in modo artigianale, puntando alla qualità e all’attenzione delle materie prime, proprio come si fa con un piatto.

Da Tealicious possiamo quindi trovare le tue ricette, le tue miscele di tè, giusto?

Esatto. Sono 20 e ognuna racconta un momento della mia vita. La prima è stata la Vie En Rose (tè verde sencha, tè nero di Ceylon, olio essenziale di geranio, aroma naturale di vaniglia e rosa) che ho creato quando mi sono separata. Quando mi viene un’idea per un nuovo blend è perché devo sfogarmi, devo tirare fuori qualcosa che ho dentro. Nella mia testa volevo rappresentare con i fiori tutto il bello del matrimonio, della vita di coppia e la felicità del passato. Il tè nero era invece il buio, l’amarezza dell’incertezza. Le due parti si mescolano e si completano perché sono e sarò sempre un’ottimista, quindi credo davvero che “la vita sia di colore rosa” nonostante tutto.
Il Tuscan me (menta piperita, coriandolo, lemongrass, fiori di lavanda, anice stellato e ginepro) invece è un’idea nata a Livorno. Andavo in questa città, mangiavo pesce, attraversavo la pineta tra profumi di eucalipto e ginepri e ho voluto riprendere quei momenti in questa miscela. Nei ristoranti con cui collaboro gli chef abbinano il Tuscan Me a ricette di pesce perché ha note aromatiche che si ritrovano nelle città di mare.

Come cambiano le miscele?

Le modifico di continuo in base alle sensazioni corporee. Per esempio per il Mi Tierra normalmente uso l’olio essenziale di limone ma in inverno, essendo più freddo, lo sostituisco con
olio essenziale di mandarino, arance o bergamotto. Preparando tutto in modo artigianale posso permettermi di cambiare tutto quello che voglio. Per questo le etichette di Tealicious non hanno una lista di ingredienti ma dei simboli che rappresentano i profumi presenti: note fruttate, spezie o note floreali.

Altra caratteristica del tuo lavoro è che, non solo crei i tuoi blend in modo artigianale, ma collabori con gli chef per proporre abbinamenti alternativi al vino. Ci puoi raccontare la tua esperienza?

Collaboro con chef a Firenze e non solo per realizzare menu di bevande naturali e “non alcoliche” per un pubblico che, per varie ragioni, non può o non vuole bere vino o simili. Sono maestri aperti di mente, innovativi e con una clientela che cerca la qualità. Il consumatore finale apprezza ma ancora non è una offerta diffusa, non è una moda perché la cultura italiana è molto tradizionale.

E gli chef utilizzano le tue miscele solo in abbinamento o anche come ingrediente delle tue ricette?

Anche come ingrediente perché le materie prime delle mie miscele sono spesso comuni a quelle già usate in cucina. Per esempio con il Mi Tierra (tè nero di Ceylon, fave di cacao, lavanda, rosa e olio essenziale di limone) preparano la marinatura della carne o i risotti. Con la Primavera (tè verde sencha, menta piperita, lemongrass, liquirizia, camomilla, finocchio, melissa, zenzero, olio essenziale di geranio e menta, petali di rosa e aroma naturale di ciliegio) e la Vie en rose i gelati. Durante la Florence Cocktail Week usano le mie miscele anche per preparare i cocktail. Il rum per esempio si abbina bene alla Vie en rose.

Secondo tè è difficile portare tè di qualità in ristoranti e caffetterie? C’è chi ha paura che sia una preparazione troppo lunga e poco pratica…

Capisco che l’Italia non sia un Paese che ha l’abitudine di bere tè ma la qualità ci deve essere. Se vai in un ristorante e ti propongono un vino mediocre ti arrabbi, dovresti fare la stessa cosa con il tè.
È una preparazione lunga? Quando vuoi bere un buon cocktail, preferisci che te lo preparino davanti a te, sul momento, con calma, o lo vuoi versato già pronto da un bottiglia pre-confezionata? Per le cose buone ci vuole tempo e allora dedichiamo del tempo al tè. Comunque le mie miscele si preparano in 1 minuto, massimo 2 minuti. Le preparo continuamente, sono sempre fresche e gli oli essenziali non perdono la loro intensità. Si mettono le foglie in una bustina di carta monodose e dopo 1-2 minuti il tè è pronto, lo stesso tempo che ci si mette per preparare un caffè. L’Italia è un terreno fertile perché culturalmente l’italiano ha le basi gastronomiche per capire la differenza tra un prodotto industriale e uno artigianale, tra uno snack preso dalla macchinetta o una mela. Bisogna solo risvegliare quelle basi e avvicinare le persone al mondo del tè pian piano, anche grazie a profumi che già conoscono. Per esempio uso il rosmarino di Siena e qualcuno mi dice “ricorda quello di mia nonna”. Ecco, così le persone si avvicineranno al tè.

Quali progetti hai per il futuro?

Il mio obiettivo è creare un mio piccolo atelier delle erbe con tutte le erbe officinali per creare delle miscele a km 0 e per far capire la regionalità dei prodotti: per esempio, una menta
piemontese è diversa da una menta siciliana. Così un cliente potrà anche poi capire le differenze tra un tè dello Sri Lanka e uno del Darjeeling, per esempio.
Sto intanto lavorando su progetti diversi. Uno di questi mi porta a seguire dei miei clienti nella creazione della carta dei tè a Dubai dove c’è un problema anche religioso legato all’alcol per cui è importante dare un’alternativa a vini o cocktail. Mi piacerebbe creare delle miscele con i loro ingredienti locali per sviluppare la cultura del palato e valorizzare i prodotti tipici del territorio.

Se diciamo la parola “tè” che cosa vi viene in mente?

Condivisione con se stessi e con gli altri. Non c’è niente di meglio che offrire un tè o qualcuno che te lo offre.

 

www.tealicious.it

Tealicious è tra gli esercizi convenzionati al Club In•Tè. I soci hanno diritto:

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